[Milano, 26 giugno 2009]
Piove ininterrottamente da ore. le luci del palco squarciano un cielo che rovescia inchiostro a rallentatore. mi stringo alla transenna bagnata. i capelli madidi formano ragnatele su occhi che promettono devozione. l’attesa è una nero guinzaglio stretto attorno a diafane gole. manca l’aria. il bianco fumo tutt’attorno ti reclama con agonìa, mentre chiudo gli occhi per vederti.
Here you are, Mr Self Destruct. per l’ultima volta.
Graffia e sputa, Uomo senz’Anima. fallo con l’eternità dei tuoi versi sporchi.
fammi sacrificio sui tuoi altari di rabbia e pensieri spezzati, bagna labbra che anelano amaro sudore e gettami nel Mare nero dai cui provieni. li’prendero’ il mio posto, nel grande Vuoto.
e nemmeno quest’Ultima volta ti canterò. perché vuoi che così sia.
Hurt.
è tua. ma nostra, nelle viscere.
La pioggia instancabile lecca lacrime che stasera non si nascondono a nessuno.
le voci soffocate dei Puri si fanno spazio in gole serrate. si facciano da parte le nuove leve dal canto facile e commosso. ti voglio solo, my sweetest Friend. in piedi. sul tuo trono di bugie.
canta e urlaci addosso. poi fallo di nuovo. ed ancora. fino a domani. il Giorno in cui il Mondo non ci sarà più.
Ti cancello.
Grazie, Trent.

[TUTTE LE FOTO SU !HoliShoes]
Wish there was something real, wish there was something true
Wish there was something real in this world full of you
I want to but I can't turn back
but I want to.
Milano, Palasharp | 14 giugno 2009
[complete set on HoliShoes]



If you want to open your hole








[set completo su HoliShoes ]
Complicità e solidarietà!
Un gran corteo ha acquerellato vivacemente le vie della Milano bauscia da piazza Missori passando per Larga, San Babila, Brera e Piazza Castello, con degna conclusione a base di succulente pietanze vegan. [torte al cioccolato, mele, focacce e torte salate a non finire, riso dai mille colori, polpette con cui ingozzarsi...un carnevale di prelibatezze insomma!]
Grazie a coloro che hanno aderito con passione alla manifestazione e a tutte le persone che hanno dedicato una manciata di minuti del loro sabato da shopping compulsivo per ascoltare quanto avevamo da dire.
I piccoli successi sono le soddisfazioni più grandi.
Last but not least, una calorosa stretta di mano al super tronista Daniele Interrante, gran visìr di tutti gli ignoranti: mentre il corteo sfilava verso San Babila, il bOVINO umano [che pascolava davanti ad uno dei bar del centro da venti euro a cappuccio] batteva le mani con fare vagamente canzonatorio e, alla consegna di un volantino informativo da parte di una manifestante, ha risposto eroicamente stracciando il foglio incriminato e ridendole/ci addosso.
Se non vuoi condividere la nostra idea, esprimiti con rispetto.
A furia di ingerire anabolizzanti fit-power e, indirettamente, steroidi e antibiotici contenuti nella carne comunemente in commercio che consumerà in quantità industriali, s’è bruciato i due neuroni che creavano l’unica sinapsi del suo cervello.
Pirla!

"La grandezza di una nazione e il suo progresso morale possono essere giudicati dal modo in cui vengono trattati gli animali".
Mohandas 'Mahatma' Gandhi

[ >> Veggiepride.it ]

Lunedi.
Alle diciannove esco definitivamente scoglionata dall’ufficio.
Il ponte del primo maggio ha fatto il suo dovere: devastarmi fisicamente –montagna + montagna + bicicletta + corsa – e far lievitare il mio abnorme disgusto per l’ufficio e compagnia bella.
Dopo tre giorni e mezzo di letture, salite ardite, sudore e bagni di sole, conversare nuovamente con lo schermo del piccì è pressochè frustrante. Frustrante q.b. - Quanto Basta - come si legge nelle ricette di cucina.
Bello sto “qubbì”.
Dicevo. Esco dall’ufficio, inforco esitante la bici ponderando astutamente ogni sforzo prossimo e parto con la flemma che contraddistingue una che di pedalare non ne ha proprio voglia: l’acido lattico è tutto intorno a me.
Nel quotidiano evitare rotaie assassine e automobilisti del lunedi nero, ricevo la telefonata di Mukki, la mia biondissima coinquilina: “Silviuzza, porto i cani giù. Dai, ti aspetto, ci spariamo una passeggiatuzza sui navigli??”
Navigli = Aperitivo = Soldi che si trasformano in Kg sulle chiappe.
“Mmmmmmhh…ciao Mukki, eh, dieciminutidieci sono li”.
L’Aperitivo. La piaga del secondo millennio.
Entro in casa.
Tocco di cipria, colpo di spazzola, giacchetta mordi e fuggi ad incorniciare ciò che fu un esuberante paio di tette in tempi di beltà + uso sfrenato di Mentadent White Now. Quello che nella pubblicità una tizia usa per cuccare in fase di trasloco. Al prossimo [trasloco] ne testo gli effetti.
Eh ma che bel dunìn! Ma si, ogni tanto ci vuole.
Domenica un’amica mi ha dato del Grande Lebowsky al femminile. Io l’ho presa come un complimento. Lei però non ha riso.
Dopo il clemente restauro, Mukki ed io contempliamo la Milano lagunare appollaiate su sgabelli artritici.
Lei opta per l’Americano. Io più rusticamente per uno Spritz annacquato.
Lei scannerizza uomini-ventiquattrore con camicia post appretto, io giovani corridori dai deltoidi parlanti.
Bevo tutto d’un fiato le sei euro on the rocks. Mi farei il secondo bicchiere, oltre al tizio che sta skateando davanti a me, penso. Peccato dopo i quasi trenta gradi del weekend, stasera spiri un venticello che promette cervicali last minute.
“Mukki, ma una tisanina fumante a casina bella come la vedi??”
“La vedo tra le mie mani”
“Imo.”
Nel tragitto verso l’umile dimora, scorgo il luccichìo di un centesimo prossimo all’ossidazione.
Lo oltrepasso senza indugio, quando Mukki mi ferma con marcato disappunto: “Silviuzza! Raccogli il centesimo! Porta fortuna!!”
Dopo un’immediata scarica di adrenalina lungo tutto il corpo, impreco centootto volte come da rosario e raccolgo l’inestimabile moneta ramata. Allorché, un omone dalle fattezze minacciose con la faccia da fegato spappolato, commenta il mio gesto di cui sopra dando inizio ad un’apologia che uno scaramantico coi controcazzi non vorrebbe mai sentire nella propria vita.
“…Bella mia, quella moneta ti porterà tanta di quella sfiga che non ne hai idea! Ahahahahaha! Vedi?? La sfiga che avevo addosso l’ho passata tutta a te! Se vuoi togliertela, dalla alla tua amichetta! Ma fallo subito!”
Giuseppe-Maria-il-Bue-e-l’Asinello.
Giuseppe-Maria-il-Bue-e-l’Asinello.
Giuseppe-Maria-il-Bue-e-l’Asinello.
[e via per altre centootto volte].
Ora.
Che non fosse un periodo di cose buone e giuste per la sottoscritta, era già cosa nota.
Che il duemilanove non fosse l’anno del leone e l’allineamento dei pianeti non mi fosse propriamente favorevole, pure.
che…
che…
checcazzo!!
C’E’ NESSUNO LASSU’?!?!?!?!?!?!!?!?!?!?
HELLOOOOOOOOOOOOOO?!?!?!!?!?
Allibita, ma per lo più considerevolmente straincazzata, vomito un bolo di sproloqui oscuri addosso all’Infausto il quale, bofonchiando frasi dal retrogusto vagamente apocalittico, tenta l’impresa della serata: attraversare la strada e rifugiarsi in zona cesarini, il pub.
Da come barcolla, penso, non arriverà a destinazione. Ma non ne seguo la vicenda. Sto già riversando l’oscuro dono appena ricevuto ad un povero ragazzo che cammina con noncuranza a pochi passi da noi fanciulle.
Mukki mi incita affinché aumenti il volume della voce e al malcapitato possano giungere le mie parole cariche di iattura.
Grazie al Cielo il portone dell’atrio di casa è pressoché spalancato. All’occhiataccia del giovine, balziamo all’interno del cortile e ci dileguiamo feline nel nostro bilocale di belle speranze.
Di fronte alla quarta tazza di tisana drenante, Mukki mi sorride e mi strizza l’occhiolino:”Silviuzzy, mica crederai a ‘ste cose della sfiga, dai. Io credo il centesimo ti porterà cose buone, te lo dice Mukki!”
Con gli occhi iniettati di sangue, brucio la rètina alla mia coinquilina, ingurgito la miscela incandescente e mi piazzo annichilita sulla tazza del cesso fresca di lisoformio.
Che la centesima pipì si possa portar via la sfiga della serata!
L’indomani ricevo un’insolita chiamata.
“Signorina Silvia? E’ la filiale della sua banca, le comunico che il suo bancomat è stato bloccato…probabilmente è scattato uno dei nostri meccanismi antifrode. Provvediamo a rifarle una nuova carta entro due settimane. A risentirci.”
D-u-e s-e-t-t-i-m-a-n-e.
Nel borsellino: tre euro, cinque sterline, una rupìa nepalese.
Guardo fuori dalla finestra. Una sciura stende i panni al sole.
La mia faccia ha il colore di quelle lenzuola appese a testa in giu’.
Un’ora dopo ricevo nell’ordine un’email, una chiamata e un messaggio su msn:
quattro nuove clienti vorrebbero prendere appuntamento con la sottoscritta per provare un massaggio ayurvedico. Hanno raccattato un mio volantino nella frullateria vegana vicino casa.
Mesi di silenzio e quattro potenziali nuove clienti in sessanta minuti.
Pelle d’oca.
Spetta un po’…
Ho come l’impressione che il Centesimo ramato e Fegato Spappolato stiano portando il loro contributo in egual misura.
Con tutto quello che ha da veni’ nelle prossime tre settimane, devo solo sperare che il Centesimo non si ossidi prematuramente.
A fine mese, il micidiale responso.

Varanasi, India | marzo 2009
[foto del viaggio su > ! HoliShoes _____________ ]
"...gli indù sono il popolo più caro, più dolce, più mite che sia possibile conoscere. La non violenza è nelle sue radici, nella ragione stessa della sua vita. Magari qualche volta difende la sua debolezza con un po' di istrionismo o di insincerità: ma sono piccole ombre ai margini di tanta luce, di tanta trasparenza.
Basta guardare come dicono di sì. Anzichè annuire come noi alzando e abbassando la testa, la scuotono circa come quando noi diciamo di no: ma la differenza del gesto è tuttavia enorme. Il loro no che significa sì consiste in un far ondedggiare il capo (il loro capo bruno e ondulato con quella povera pelle nera, che è il colore più bello che possa avere una pelle) teneramente: in un gesto insieme dolce: "Povero me, io dico sì, ma non so se si può fare", e insieme sbarazzino "Perchè no?", impaurito "E' cosi difficile", e insieme vezzoso "Sono tutto per te". La testa va su e giù, come leggermente staccata dal collo, e le spalle ondeggiano un po' anch'esse, con un gesto di giovinetta che vince il pudore, che si erige affettuosa.
Viste a distanza le masse indiane si fissano nella memoria, con quel gesto di assentimento, e il sorriso infantile e radioso neglio occhi che l'accompagna. La loro religione è in quel gesto."
Pasolini, L'Odore dell'India

Bentornata a chi??
Mai parola fu piu' inadeguata! [il "Pirlona" invece ci sta tutto!]
...non me ne si voglia...eh, ma prendo spunto dal pittoresco dono con cui Daniele mi ha accolta al mio ritorno dall'India, per sintetizzare in due-righe-due il mio stato emotivo post-East-trip.
Spero il mio buon amico non ne faccia una questione personale, il regalo è stato molto apprezzato, per quanto mi riguarda la pasta frolla è da annoverare fra le sette meraviglie del mondo, prima del Taj Mahal e della pizza. Perchè la pizza è sicuramente nell'elenco. perforza.
Maaaai come questa volta avrei evitato di tornare in terra natìa.
Il viaggio è stato intenso, inebriante, disarmante e polveroso!
Vi risparmio con serenità qualsiasi aneddoto, non riuscirei a trasmettere comunque le mie sensazioni e con tutta probabilità tedierei a morte l'infelice malcapitato.
Roba da sangue dal naso, insomma.
Bentornata dove?
Per cosa o chi?
Non lo so mica se trovo una risposta, io!
Sono malata d'India, è ufficiale. Non faccio altro che mangiare riso basmati e lenticchie al curry, salutare a mani giunte gli indiani perplessi delle bancarelle dei navigli e contrattare il prezzo di qualunque cosa.
Mica è normale una roba cosi.
Del Nepal dico ancora meno, ho pianto per tre notti consecutive prima di tornare a casa.
Che poi sarà anche stata l'aria malsana di Kathmandu a farmi lacrimare cosi copiosamente.
Anche, si.
Ma tant'è. E' tutto un bel casino.
Sono una disadattata cronica. E senza rimedio.
Adesso l'ho capito.